,Non c'è più il tempo #2

 

Frammenti di tessuti cuciti insieme, carta bianca e catramata, cenere e veline di opere passate. Stratificazioni di materie diverse, generati in momenti differenti, qui si incontrano per dar vita a un altro percorso. Un filo nero, un segno di carbone o graffite unisce ogni elemento in una connessione perpetua. Antonella Besia fuoriesce dai limiti spazio temporali del quadro per immergere lo spettatore in un luogo altro, non fisico e usuale, bensì quello del sentire e dell'emozione. Lo sguardo vaga nell'ambiente, segue per un po' il segno, per poi infrangersi nei tessuti, nelle carte o impigliarsi in grumose tracce di carboncino. Un lavoro come stratificazione del tempo, oltre che di materiali. In un'unica opera, infatti, coesistono ricordi di un lavoro passato unito a quello presente, ma che si sommano, senza fondersi, integrandosi e sovrapponendosi senza dissolversi, per ricreare un ordine nuovo, diverso dal precedente. Il tempo, dunque, non c'è più, non è nell'opera con un prima e un dopo, si evolve con l'esperienza personale e dipende da come si percepisce. Vi sono microtempi individuali, in cui i frammenti e i segni danzano in maniera indipendente e anarchica uno rispetto all'altro, senza un tempo assoluto, senza un direttore d'orchestra che muove ogni cosa nel medesimo lasso temporale. Ecco che il tempo si percepisce solo attraverso le tante variabili segniche e materiche che cambiano una in relazione all'altra, perchè non si trasformano tutte insieme in un determinato momento, ma si alterano a livello microscopico. Frammenti, segni, brandelli di materia si moltiplicano, quindi, come in un rizoma (Deleuze e Guattari, Millepiani, 2003), dalla struttura reticolare e anti-strutturale, laddove ogni segno è connesso e molteplice, ma può essere spezzato in un punto qualsiasi e riprendere seguendo altri innumerevoli percorsi.

Si affaccia, nell'opera di Besia, un sistema aperto, acentrico e non gerarchico che conduce a una forma di autocancellazione dello spazio ambientale, in cui, le carte strappate e la sovrapposizione di trasparenti veline, generano una forza di propagazione a favore di un continuum entropico e indifferenziato. Siamo dinnanzi all'informe (G. Bataille Documents, 1929), a un processo di decostruzione dei formanti, dall'andamento ritmico ed effervescente, che si connettono nello spazio, introducendo, tuttavia, la dissonanza e lo strappo. Le forme si cancellano, mutano e divengono esuberanti, eccedenti, proliferano come in un'esplosione, sottraendosi alle regole della Gestalt e alla visione orientata.

Nel lavoro di Besia assistiamo a continue connessioni fra elementi eterogenei, in cui il pubblico interagisce con materie e segni che si danno nel mondo, non secondo le regole cartesiane, ma attraverso la loro capacità di interazione e relazione. L'opera site-specific diviene archeologia di un'esperienza, corpo in cui si accumulano sensazioni tattili e cinestetiche, come in un mosaico di sensazioni che orientano la percezione, mediante una pluralità di prospettive.

In Antonella Besia possiamo riscontrare due spazi ben precisi, il liscio e lo striato, (Deleuze e Guattari, Mille piani, 2003), il primo concede all'occhio la libertà di viaggiare senza una direzione predeterminata, mentre il secondo lo conduce verso direzioni e prospettive specifiche. In "Non c'è più il tempo" lo spazio liscio non ha un punto di partenza e di arrivo, ma il segno transita nell'ambiente liberato da vincoli o direzioni obbligate, aperto al groviglio, alla pastosità e alla contaminazione. Il gesto nomade sconfina e traccia percorsi casuali, soggetti solo all'intimo sentire dell'artista, il quale emerge, di volta in volta, sull'onda delle significazioni portate dal pubblico. Una linea che si infrange e collega i tessuti, gli spazi striati, strutturati dalla presenza della trama e dell'ordito, caratterizzati da una gerarchia interna che distingue due livelli, il dritto e il rovescio. L'improvvisazione segnica incontra l'organizzazione spaziale del tessuto e della "scatola espositiva", fuoriuscendo dai limiti per cancellare e annullare ogni elemento parietale.

Sonia Patrizia Catena